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Albiolo
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mwhaAlbiolo (mwhqAlbiöö in mwhgdialetto comascocite-ref-4[4]cite-ref-5[5], mwjwmwkaAFI: /alˈbjøː/) è un mwkgcomune italiano di mwkw2 796 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwmaprovincia di Como in mwmqLombardia, facente parte dell'area dell'Alto mwmgOlgiatese.
Contents
• Storia
• Simboli
• Società
• Ferrovie
• Note
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Geografia fisica
Il comune di Albiolo è collocato su una piccola altura della fascia collinare nord-occidentale della provincia di Como, a breve distanza dal confine con la mwowprovincia di Varese e a pochi mwpachilometri dal mwpqconfine tra l'Italia e la Svizzera. Risulta pertanto inserito nella cosiddetta mwpgmwpwRegio Insubrica. Tre sono i colli principali su cui si erge: Colle Albiolo, Colle Montenuovo e Colle Muffettacite-ref-1-6-0[6]. Il territorio albiolese è occupato, oltre che da abitazioni, da boschi, prati e campi coltivati.
Origini del nome
Il nome Albiolo si pensa derivi dal mwtqlatino mwtgalveolus ovvero "piccolo alveo", "pozza d'acqua", forma diminutiva di mwtwalves, oppure dal dialetto comasco mwuabièl ossia un "trogolo" del tipo usato per dare il cibo ai maiali. L'associazione alla parola "alveolo" può derivare dalla conformazione del territorio. Albiolo infatti è situata sulla spina collinare che fa da argine all'alveo intermorenico.
Storia
Albiolo può vantare inoltre il passaggio di mwwwFederico Barbarossa, imperatore tedesco che sconfitto dalla mwxaBattaglia di Legnano si apprestava a ritornare in Germania.cite-ref-1-6-3[6]
Gli annessi agli "Statuti di Como" del mwyg1335 citano Albiolo nell'elenco dei comuni che, all'interno della mwywpieve di Uggiate, erano incaricati della manutenzione del ponte che, passando sul mwzaLura, immetteva nel territorio di mwzqGagginocite-ref-comune-di-albiolo-sec-xiv-1757-istituzioni-storiche-lombardia-beni-culturali-7-0[7].
Lo mwawstemmario Carpani raffigura lo stemma della famiglia mwbade Albiolo, attestandone la presenza nel mwbqXV secolo.cite-ref-8[8]
Il paese fu parte del mwcwDucato di Milano a partire dalla fine del mwdaXIV secolo fino all'epoca napoleonica, durante la quale il comune fu aggregato a mwdqCagno sulla base di un decreto di riorganizzazione del mwdgRegno d'Italia datato mwdw1807cite-ref-2-9-0[9].
Con il ritorno della Lombardia in mano mwfqaustriaca in seguito alla caduta di Napoleone, Albiolo venne ricostituito come comune autonomo e segui le sorti del mwfgRegno Lombardo-Venetocite-ref-comune-di-albiolo-1816-1859-istituzioni-storiche-lombardia-beni-culturali-10-0[10]. Dal mwgw1859 Albiolo entro a far parte del mwhaRegno di Sardegna e dal mwhq1861 seguì le vicende nazionali dell'mwhgItaliacite-ref-1-6-4[6]cite-ref-11[11].
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con D.P.R. del 3 aprile 1957.cite-ref-12[12]
«Partito: nel primo d'azzurro, a tre stelle (8) d'oro,
male ordinate
; nel secondo di rosso, a quattro fasce d'argento; sulla partizione tre monti al naturale, ristretti. Ornamenti esteriori da Comune.»
Il gonfalone è un drappo partito di rosso e d'azzurro.cite-ref-13[13]
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Oratorio di San Martino
Un crocevia di strade che congiungono Valmorea, Albiolo e Cagno ospita l'mwpaoratorio di San Martinocite-ref-14[14]cite-ref-1-6-5[6], detto anche "chiesa di Sant'Anna"cite-ref-0-15-0[15]cite-ref-1-6-6[6], uno dei monumenti più antichi di Albiolo. L'antico mwtqoratorio, che costituisce una delle testimonianze d'mwtgarte romanicacite-ref-0-15-1[15] minorecite-ref-1-6-7[6] nell'ambito della mwvwpieve di Uggiate, risale almeno al mwwaXII secolo, ma venne ampliato nel corso del mwwqXV secolocite-ref-3-16-0[16]. Originariamente dedicato a mwxgSan Martino di Tours (venerato come protettore degli agricoltori), l'oratorio cambiò il suo nome in occasione di un voto fatto a mwxwSant'Anna durante la pestecite-ref-3-16-1[16] del mwza1630. Da allora, l'oratorio costituisce un santuario mariano meta di pellegrinaggi, specialmente durante la sagra che - da oltre cent'anni - viene organizzata in occasione della mwzqmemoria liturgica di Sant'Anna (nel mese di luglio).cite-ref-1-6-8[6] La chiesetta custodisce molti affreschi ben conservati di scuola lombarda del XIV e mw0gXV secolo, tra cui alcuni attribuiti alla scuola mw0wluganese dei mw1ade Seregnocite-ref-0-15-2[15] (1568)cite-ref-3-16-2[16] e altri che si pensa siano stati realizzati da mw3qGiovanni Battista Tarillicite-ref-17[17].
Chiesa parrocchiale della SS. Annunciata
Riccamente decorata, la chiesa della Beata Vergine Annunciatacite-ref-18[18] è basata su una chiesa più antica, restaurata e modificata nel mw7q1625. Al suo interno è conservato un dipinto d'altare datato mw7g1579,cite-ref-06-19-0[19] oltre a un notevole altare maggiore che ospita una rappresentazione statuaria della scena dell'mw8wAnnunciazione. Inoltre è conservato e venerato un mw9aSantissimo Crocifisso, gemello di altri due presenti a Como e a mw9qVertemate, che leggenda vuole sia stato portato in processione del venerdì Santo da mw9gInnocenzo XI. La scultura, che già nel mw9wXV secolo si trovava nella soppressa chiesa di San Benedetto in Como, fu portata ad Albiolo nel 1790 grazie a un acquisto del parroco di allora, don Angelo Patriarca.cite-ref-20[20] In cima all'arco trionfale che introduce al presbiterio trova posto un affresco raffigurante l'mw-aostia consacrata, collocata al centro tra la terza e la quarta frase dell'inno mw-qO salutaris hostia. Il presbiterio ospita l'organo (due manuali e pedale), costruito dalla mw-wMascioni (mwaqaopus 467, mwaqe1934).
Architetture civili
Castello Odescalchi
Situato dietro la chiesa della Beata Vergine Annunciata, Il Castello Odescalchicite-ref-21[21] sorge sopra un colle che domina Caversaccio e Cagno. La struttura risale al mwaqkXIII secolo e pare essere stato costruito su resti murari più antichicite-ref-22[22], questi antichi resti si pensa possano essere quelli di un deposito di armi di epoca tardo romana. Nel mwaq4VI secolo era di proprietà della famiglia mwaq8Odescalchi. Il castello appartenne a colui che sarebbe successivamente diventato il mwarabeato papa Innocenzo XI. Successivamente, il castello fu donato ad un ordine di frati che vi soggiornarono per un certo periodo. Oggi è una residenza privata restaurata tra il mware2016 e il mwari2017.
Centro storico
È caratterizzato da case a corte, tipiche costruzioni lombardecite-ref-06-19-1[19] che derivano dalla mwarkdomus romana: hanno solitamente tre piani e sono chiuse a fortilizio verso l'esterno, con un ampio cortile interno su cui si affacciavano le stalle ed i laboratori di lavoro, al primo piano le abitazioni con loggiato ed al terzo i granai. Nel cortile si svolgeva la vita legata prevalentemente all'agricoltura. Queste case, tra loro addossate e collegate da strette contrade carrabili e da vicoli pedonali, costituiscono l'antico nucleo di Albiolo. Nel paese la maggior parte delle corti sono state restaurate e le più importanti sono quella mwarodel Castell e la Corte Grande.
Società
Evoluzione demografica
Demografia pre-unitaria
• 1751: 473 abitanticite-ref-comune-di-albiolo-sec-xiv-1757-istituzioni-storiche-lombardia-beni-culturali-7-1[7]
• 1771: 627 abitanticite-ref-23[23]
• 1788: 437 abitanticite-ref-2-9-1[9]
• 1809: (prima dell'aggregazione con Cagno): 456 abitanticite-ref-2-9-2[9]
• 1853: 590 abitanticite-ref-comune-di-albiolo-1816-1859-istituzioni-storiche-lombardia-beni-culturali-10-1[10]
Demografia post-unitaria
Tradizioni e folclore
Nel dialetto locale, gli abitanti di Albiolo sono chiamati mwauycurbatt, cioè corvi. Il soprannome deriverebbe da una storia popolare secondo la quale la gente di mwaucCagno, vedendo che cresceva dell'erba sul campanile del paese, decise di far salire in cima ad esso, per mezzo di una carrucola, un asino legato a una corda, affinché mangiasse l'erba che era cresciuta. Tuttavia le cose non andarono come essi avevano sperato, perché l'asino, che era stato legato per il collo, morì strozzato prima di arrivare in cima. I cagnesi chiamarono poi gli abitanti dei paesi limitrofi per cucinare e mangiare l'asino. Arrivarono quindi, in successione, le genti di:
• Caversaccio (nel comune di mwauoValmorea), che macellarono l'asino, da cui il soprannome mwausPeraa (scuoiatori);
• mwau0Bizzarone, che portarono il carbone per far cuocere l'asino, da cui il soprannome mwau4Carbunatt;
• Casanova (nel comune di Valmorea), che divorarono buona parte dell'asino, da cui mwavaGòss, ossia ingordi;
• mwaviBinago, che invece di mangiare l'asino direttamente mwavmin loco, riempirono i grembiuli con più carne possibile e la portarono a casa, da cui il soprannome mwavqScusaritt (che significa grembiulini);
• Albiolo, i cui abitanti arrivano in ritardo, trovarono solo pochi resti e vi si buttarono sopra come corvi, da cui il soprannome già citato;
• mwavcRodero, ultimi, che non trovarono nulla e tornarono a casa a bocca asciutta, da cui il soprannome mwavgRabiaa (che significa arrabbiati).
Infrastrutture e trasporti
Da Albiolo è possibile spostarsi in tutta la mwavsprovincia di Como e parzialmente in quella di mwavwVarese grazie ai servizi di mwav0FNM Autoservizi, ciò anche grazie alla presenza del deposito degli autobus presente sul confine Albiolo-Solbiate (dove sorgeva la stazione Solbiate-Albiolo, vedi voce "Ferrovie").
Ferrovie
Dal mwawy1885 al mwawc1966 era in funzione la mwawgFerrovia Como-Varese delle mwawkFerrovie Nord Milano, a mwawoscartamento ordinario, che ad Albiolo aveva la sua mwawsstazione ferroviaria insieme al comune di mwawwSolbiate. Nel mwaw01948 la ferrovia venne elettrificata e nel mwaw41966 venne soppressa definitivamente e abbandonata. Con la chiusura di questa linea si è perso un importante collegamento diretto con mwaw8Como, mwaxaVarese e mwaxeLaveno.
Note
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwaxomwaxsmwaxwBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwax0demo.istat.it, mwax4ISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwayimwaymmwayqClassificazione sismica (mwayumwayyXLS), su mwaycrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwaysmwaywmway0Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mway4mway8PDF), in mwazaciterefmwazeLeggemwazi mwazm26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwazqAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwazu 151. mwazyURL consultato il 25 aprile 2012 mwazc(archiviato dall'mwazgurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-44. ↑ AA.VV., mwazwDizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Garzanti, 1996, p. 17
cite-note-55. ↑ Per il mwaaadialetto comasco, si utilizza l'mwaaeortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale mwaaiFamiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letterariamwaam.
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Bibliografia
• citerefborgheseAnnalisa Borghese, Albiolo, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Milano, Editoriale del Drago, 1992, p. 70.
• citereftci99Touring Club Italiano (a cura di), Guida d'Italia - Lombardia (esclusa Milano), Milano, Touring Editore, 1999, ISBN 88-365-1325-5.
• citerefmascettiMario Mascetti, Albiolo: storia di un paese di collina, Comune di Albiolo, 2006.
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Albiolo
Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su comune.albiolo.co.it.
• citerefsapere-itAlbiòlo, su sapere.it, De Agostini.
• citereflombardiabeniculturaliAlbiolo, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.